Storia

 

Il cantiere per la costruzione dell’OratorioLa Compagnia Teatrale dell’Oratorio di Urgnano, nel 1947Don Ubaldo Carminati nel giorno della festa per il suo 50° di sacerdozioDon Vincenzo Maffeis durante l’intervista nel 1988Il passaggio di consegne tra don Gianni e don Vincenzo nel 1961Don Vincenzo con Adriano Celentano al Teatro Cagnola

1 puntata

60 ANNI MA SEMPRE GIOVANE, VIVO E BEN… CURATO

L’oratorio non è un luogo qualsiasi, ma “una palestra di vita dove la preghiera, l’istruzione religiosa, il gioco, l’amicizia, il senso della disciplina e del bene comune fanno del giovane un cristiano forte e cosciente, un cittadino solido e leale, un uomo buono e moderno”. Queste paroledi Papa Giovanni Paolo II rendono bene quello che l’oratorio è stato, praticamente per tutti noi, è ancora oggi per i nostri figli e sicuramente sarà nel futuro: un elemento fondamentale nella nostra crescita, di cristiani sì, ma anche di uomini e cittadini. E se il nostro oratorio compie 60 anni ed è ancora giovane e vitale, il merito è in gran parte di chi lo ha ben… curato; a parte il gioco di parole è una realtà inconfutabile che l’oratorio è vivo quando il suo direttore riesce a catalizzare tutte le energie disponibili, in primis quelle umane, per dare ai ragazzi ed alle loro famiglie il supporto educativo cristiano, a maggior ragione oggi dove l’ambiente in cui viviamo non è più impregnato di questo spirito.

Il curato è la persona a cui tutti noi leghiamo l’immagine del nostro oratorio; dico “tutti noi” perché mi riesce difficile pensare che qualcuno non abbia mai fatto esperienza di oratorio, se non altro per la catechesi. La presenza all’oratorio per il catechismo, il sabato o la domenica, offre sempre l’occasione per giocare, incontrarsi, confrontarsi o anche solo chiacchierare… in poche parole “per stare insieme” e quindi per crescere, perché lo stare insieme, sempre e comunque, è il modo più semplice per diventare grandi e andare incontro al futuro con coraggio.

Un oratorio vivo e dinamico non può prescindere dai suoi curati che ne sono l’anima ed il nostro oratorio ne ha avuti tanti in questi 60 anni, e tutti hanno lasciato un segno nel cuore dei giovani, compresi quelli che dei ragazzi di oggi sono nonni, zii, genitori o fratelli maggiori.

Nel corso di quest’anno li ricorderemo tutti, alcuni rivedendo le interviste fatte a loro in occasione del Quarantesimo (curate da Fausto Togni e Sandro Gavazzi) e del Cinquantesimo dell’oratorio (fatte da me non pensando che mi sarebbe toccato anche il Sessantesimo), altri andando a trovarli nelle loro attuali parrocchie per fare un bella chiacchierata insieme, magari davanti alle fotografie del loro periodo urgnanese. E l’inizio è doverosamente riservato e dedicato ai due preti che non ci sono più, a don Ubaldo Carminati che è stato in un certo senso l’apripista dell’oratorio, quello che ha incarnato la realtà dell’oratorio fatto di persone perché ancora non c’erano le strutture, e a don Vincenzo Maffeis, che insieme a don Gianni Carminati è stato protagonista degli anni d’oro, quelli del boom economico e dell’entusiasmo, del fiorire di iniziative di ogni genere… forse perchè ancora la TV non era entrata a comandare nelle nostre case.

DON UBALDO… PRETE NEL SEGNO DI DON BOSCO

Il 31 gennaio del 1998 abbiamo iniziato i festeggiamenti del Cinquantesimo portando all’oratorio la statua di don Bosco e qui don Ubaldo ha ricordato, con una grande emozione, quello stesso giorno del 1947 quando aveva celebrato la sua Prima Messa nella nostra Chiesa Parrocchiale, portando a compimento una vocazione cresciuta nello spirito dei Salesiani di Don Bosco. E con l’umiltà che lo contraddistingueva, nonostante la voce possente e lo spirito fiero da cappellano militare (una esperienza vissuta per molti anni) sembrava quasi rifiutare l’etichetta di pioniere dell’oratorio:

“Non è proprio vero che fui il primo direttore dell’oratorio di Urgnano. Prima di me vi furono almeno tre sacerdoti che operarono per la gioventù maschile e femminile (don Giovanni Testa, don Antonio Milesi e don Giacomo Milesi). Questo accadde in un vecchio cortile di metà via Conti Albani oggi soprannominato Ol Circuì e da lì nacquero le prime esperienze vere e proprie di oratorio urgnanese; un oratorio molto piccolo, per la verità con un cortile per il gioco non più grande di 400 metri quadri e due salette al piano terra per le varie riunioni. Appena arrivato mi fu detto: “questo è l’oratorio, ma ne stiamo costruendo uno più grande vicino al provinciale” e proprio in quella stessa giornata il parroco di allora don Bertocchi mi portò sul posto per vedere il nuovo oratorio in costruzione.

Per sottolineare come la gente di Urgnano avesse preso sul serio l’impegno di costruire un nuovo oratorio per i propri giovani, don Ubaldo ricorda ancora le positive impressioni della sua visita al cantiere:

“Curiosando tra alcuni ambienti finiti della casa del direttore noti due uomini che lavoravano, il Guglielmo e il Rico; vicino a loro vi era un prete magretto di mezza età, don Maffioletti che faceva da impresario tutto fare (geometra, ingegnere e muratore) e coordinatore insieme a don Vittorio Taramelli e numerosi trasportatori di sabbia e di pietre, che andavano e venivano dal Serio nei giorni festivi fin dalle prime luci dell’alba con i propri carri trainata da cavalli; erano tutti agricoltori o figli degli stessi provenienti in maggioranza dalle cascine urgnanesi.La loro opera, unita al resto dei presenti che manovrava picconi e badili, era veramente encomiabile e questo mi fu ancora maggiormente di stimolo per dare anche il mio apporto alla realizzazione di questo nobile progetto, ideato già dal parroco Agliardi che acquistò anni prima il terreno ove venne poi realizzata quest’opera”.

Ma come si svolgevano le attività dell’oratorio in una struttura con pochi spazi e tanti limiti?

“Per quanto riguarda le attività di aggregazione vi erano solitamente le adunanze serali degli iscritti all’Azione Cattolica, per i gruppi sportivi, squadra di calcio, squadra ciclistica, compagnia di teatro e ogni mese non mancava il ritiro per i giovani. Tutto questo creava aggregazione e posso anche affermare che l’aggregazione più sincera e intensa era frutto di quella semplicità e spontaneità nel fare le cose, che si potevano leggere sul volto di tutti, come era un po’ la caratteristica della gente di allora”.Mi preme sottolineare lo slancio, la passione, l’ardore che animavano tutti, giovani e adulti per le iniziative e per le opere proposte dalla chiesa al fine di incentivare una migliore crescita della vita sociale e spirituale della comunità. La meravigliosa riuscita del Congresso Eucaristico di Plaga del 1947 è la più nitida conferma dell’affiatamento e di tale generosità”.

La testimonianza di don Ubaldo ci fa riflettere su come “si stava meglio, quando si stava peggio” un modo di dire che sottolinea come nelle situazioni di difficoltà spesso si riesca a trovare più stimoli e motivazioni; e l’oratorio… quando praticamente non c’erano strutture, metteva in risalto le persone e le loro capacità di raggiungere grandi risultati anche in mancanza di mezzi.

DON VINCENZO TRA TORNEI E SPETTACOLI

Dopo l’apripista don Ubaldo arrivò ad Urgnano don Gianni Carminati, che assunse la direzione dell’oratorio e vi rimase per ben 13 anni lasciando un segno indelebile nei giovani di allora che adesso sono ormai nonni ma ben si ricordano di questo prete e dell’oratorio di allora. A don Vincenzo Maffeis nel 1961 toccò il non facile compito di raccogliere questa pesante eredità, tanto più che don Gianni rimase comunque in parrocchia, anche se con altri incarichi.

Don Vincenzo si trovò ad operare in un oratorio attorno al quale c’era grande curiosità ed attenzione in alcuni momenti dell’anno grazie agli spettacoli del teatro Cagnola ed ai tornei di calcio:

“In quegli anni furono ospiti di Urgnano e del Teatro Cagnola grossi nomi dello spettacolo, come Adriano Celentano, Johnny Dorelli, Claudio Villa, Luciano Taioli anche se questi spettacoli non erano organizzati da me, bensì dalle persone che in quegli anni ’60 gestivano il cinema teatro.Portai avanti anche una iniziativa molto sentita, per la verità già iniziata prima del mio arrivo in Urgnano, il torneo notturno di calcio per il quale all’oratorio non ci fu modo di vedere prima di allora così tanta gente. Il torneo venne effettuato nell’attuale campo di calcio sistemato per l’occasione a campo da sette giocatori, vi partecipavano numerose squadre dei paesi limitrofi e vicini ad Urgnano. La presenza di pubblico fu massiccia, a volte si superavano le 3.000 persone, richiamate anche dal nuovo impianto di illuminazione notturna; questa iniziativa fu portata avanti per diverse annate”

Il calcio, nei quattro anni della presenza di don Vincenzo, ebbe un ruolo importante nell’oratorio e vennero raggiunti anche dei risultati importanti:

“Molti furono i risultati ottenuti da grandi e piccoli, ma senza dubbio tra quelli che ricordo con grande emozione sono ancora le vittorie ottenute in due tornei di calcio: la prima è la brillante affermazione ottenuta dalla squadra in seconda divisione nella stagione 64/65 che permise alla stessa il passaggio alla prima. Il secondo risultato che più mi toccò fu la vittoria conseguita da parte di un gruppo di giovani dell’oratorio al famoso Palio di Bergamo”.

La rilevanza degli spettacoli e dei tornei concentrava all’oratorio molte persone ma a don Vincenzo stavano a cuore soprattutto le attività quotidiane per le quali non c’erano comunque molti spazi:

“La catechesi si svolgeva dietro la Chiesa parrocchiale in una casa vicino alla canonica denominata ex banca, i ragazzi si incontravano assieme ai loro catechisti in quella palazzina alla domenica pomeriggio. C’erano gli incontri dei giovani dell’Azione Cattolica e nei momenti forti poi venivano organizzati dei ritiri spirituali a cui la maggioranza dei giovani che gravitavano attorno all’oratorio partecipava. Non va dimenticata la presenza del cinema e alla domenica pomeriggio venivano proiettati dei films per ragazzi, mentre alla sera ed in settimana era la volta dei films più impegnati. Era molto forte l’animazione a livello sportivo.”

Quali erano i gruppi principali che componevano il suo oratorio?

“Il gruppo catechisti, il gruppo del calcio che era composto da varie formazioni tesserate al C.S.I., il gruppo ciclistico, una squadra esistente già da qualche anno e rinvigorita dopo il mio arrivo ad Urgnano. In quei cinque anni pensai ad attrezzare un piccolo bar con alcuni giochi (calcetto, ping pong, tam tam, ecc.) per poter cos’ creare delle attività e stimolare la presenza dei giovani all’oratorio”.

Nel 1965 poi don Vincenzo Maffeis passò il testimone a don Antonio Bonaita continuando la sua attività pastorale in altre parrocchie fino al suo ultimo incarico di parroco a Sforzatica Sant’Andrea dove è rimasto fino alla sua recente scomparsa; ma anche se vissuti un po’ all’ombra del “mitico” don Gianni, i suoi quattro anni all’oratorio di Urgnano resteranno indelebilmente scritti nei nostri annali e nel cuore di chi è stato uno dei suoi ragazzi.

Gianluigi

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