5 capitolo : 1984 – 1991 Don Nunzio Testa

DON NUNZIO TESTA: UN CURATO CON I BAFFI… E LA BARBA

Nella vita di ogni istituzione ci sono momenti nei quali si pensa di aver raggiunto il top, quel livello che si ritiene ottimale ed impossibile da superare; questi momenti che, apparentemente, sono i migliori rischiano invece di trasformarsi in un disastro, perché tutti si illudono di “essere arrivati”, che non ci sia in giro niente di meglio e quindi l’appagamento toglie lo stimolo al miglioramento continuo.

E’ un po’ come succede in una squadra di calcio che ha vinto tutto, vengono a mancare gli stimoli e la prima sconfitta, magari con una squadretta, diventa una tragedia ed iniziano i processi e le polemiche. In questi casi è indispensabile che la guida sia attenta e paziente, ma allo stesso tempo autorevole e decisa.

Anche ad Urgnano, nel 1984, è successo qualcosa di simile: la notizia della partenza di don Domenico, sebbene fosse nell’aria da tempo, non fu ben accolta nella comunità, ma era talmente grande il movimento che ruotava attorno all’oratorio che subentrò la convinzione (che in molti casi si rivelò una illusione) di poter andare avanti comunque, quasi per inerzia di moto, indipendentemente da chi sarebbe arrivato come direttore.

In questo contesto tanto particolare e delicato arrivò don Nunzio Testa, che non era alla sua prima esperienza di oratorio, ma quasi…

“Più che parlare di esperienze d’oratorio, parlerei di esperienze educative in ambito giovanile. Fin da quando ero in Seminario ho iniziato le prime esperienze di catechesi ai preadolescenti nella mia parrocchia di Levate. Durante la Teologia ho svolto il servizio domenicale nella parrocchia di Stezzano per due anni, inframezzati da un’altra esperienza educativa in Seminario come assistente nella II media. Quindi dopo l’ordinazione sacerdotale sono stato destinato alla Parrocchia di Curnasco di Treviolo come Curato.”

Possiamo quindi immaginare che l’impatto con una realtà grande e complessa come quella del nostro oratorio sia stato non sia stato facile:

“Mi impressionò inizialmente la dimensione numerica dell’oratorio e della parrocchia. Devo dire che restai impressionato in particolare dall’abbondanza dei gruppi e delle attività. Pur confortato dal fatto che mi erano stati presentati molti collaboratori, mi ritrovai praticamente solo nel rendermi conto del lavoro che era necessario per ottimizzare le forze a disposizione. La presentazione dei Gruppi come realtà praticamente autosufficienti si rivelò in molti casi falsa. Purtroppo quel ricambio naturale che avviene al “cambio della guardia” avvenne troppo rapidamente e senza avere già dei sostituti. A questo va aggiunta la malattia di don Gino che mi ha privato di un confronto importante”.

A distanza di quasi un quarto di secolo (sembra un eternità ma sono solo 24 anni!) possiamo certamente affrontare con serenità l’argomento del peso della eredità di don Domenico e del confronto che tante persone hanno, inevitabilmente, fatto tra le due gestioni.

“Devo dire che un po’ di peso l’amico don Domenico l’ha sempre avuto, ma mi dicevano che era il suo modo di reagire allo stress. A parte gli scherzi, ho davvero ricevuto l’eredità di don Domenico, un’eredità ricca e variegata, frutto di un lavoro entusiasta e da vero animatore. Non l’ho mai ritenuta pesante, perché spesso mi dicevo che una mole così grande di iniziative io non avrei mai avuto la fantasia per inventarle. È vero che il confronto con uno stile così particolare non è mancato, tuttavia credo di essermi fatto guidare non dal confronto ma dal concetto del “governare” nel migliore dei modi ciò che l’Oratorio era in quel tempo. Coloro che hanno collaborato con me credo possano testimoniare quanto mi faceva soffrire il non riuscire a dare spazio e ossigeno alle attività che facevano difficoltà ad andare avanti e quanto si è indugiato prima di tagliare quelle che non avevano più energia per continuare. Il confronto ho sempre cercato di non raccoglierlo proprio per essere in grado di agire con libertà. Allo stesso modo credo di aver lasciato estremamente libero ciascuno di prendere posizione nei confronti miei e dell’Oratorio.”

Io c’ero e lo posso testimoniare (se non ci fossi stato mi sarebbe stato un po’ difficile poter curare questi articoli-intervista sui curati dei 60 anni dell’oratorio!); don Nunzio ha un aspetto buono e gentile anche con barba e baffi, figuriamoci quando è arrivato e la sua faccia era pulita da far quasi tenerezza, ma così come è stato schietto e deciso nel momento di chiarire le finalità e lo spirito delle attività, allo stesso tempo non si è mai sottratto al dialogo ed al confronto delle opinioni. Ed in occasione del 40° anniversario ha pensato bene di riproporre quella grande occasione di dibattito costituita dal Congresso dell’Oratorio, una iniziativa ben presente nei suoi ricordi:

“Il Congresso dell’Oratorio è il ricordo più bello e profondo di quegli anni. Al mio arrivo si era già celebrato il Primo Congresso dal titolo: “verso un progetto educativo dell’oratorio”. Fu per me una sorpresa leggerne le relazioni ed avvertire che per tutti era stato un momento importante. Trovai lì dentro indicazioni per impostare la vita all’interno di alcuni gruppi e l’attenzione su alcune realtà. Il Congresso che si è svolto in occasione del 40° è stata una grande occasione di confronto e di crescita reciproca, proprio verso la ricerca e la realizzazione del progetto educativo dell’oratorio, una ricerca che continua ogni giorno nelle nostre realtà”.

Don Nunzio è uno dei curati più presenti in occasione della Festa di San Giovanni Bosco e delle ricorrenze nelle quali siamo soliti invitare tutti i curati dell’oratorio. Segno di un legame ancora vivo con la realtà di Urgnano, vero?

“Non so se si è notato ma parlo volentieri dei miei anni passati a Urgnano. Sono stati anni belli, impegnativi, che mi hanno fatto fare delle esperienze belle e significative. Non che non siano mancate le difficoltà, ma anche quelle fanno parte del “contratto” e forse sono la sfida che fa funzionare l’adrenalina. Torno volentieri perché mi sento sempre ben accolto dalla comunità e dai miei confratelli e perché ritrovo in loro la passione per la loro comunità. Essere stato quasi sette anni tra di voi mi fa sentire sempre un po’ urgnanese. E poi certamente alcune amicizie non sono mai morte ed è bello coltivarle, non solo nel privato ma anche ritornando in quegli ambienti nei quali sono nate e si sono radicate”.

Qui da noi, infatti, don Nunzio ha un rapporto di amicizia particolare soprattutto con i componenti del Gruppo Missionario, contagiato anche lui dal mal d’Africa.

“Eh sì, è una malattia cronica inguaribile, che da tanto tempo ormai condivido con gli amici del gruppo missionario di Urgnano. Siamo andati diverse volte insieme in Tanzania, ad Itiso, dove opera Padre Bortolo e da quando sono a Laxolo ho portato anche alcuni dei miei giovani. Sono state sempre esperienze molto positive e gratificanti”.

A proposito di Laxolo: dopo i sette anni trascorsi nel nostro oratorio, don Nunzio è stato nominato parroco di quella frazione di Brembilla dove è stato bene accolto dalla comunità ed ha messo le radici, tanto da non essersi più spostato.

“Mons. Oggioni mandandomi a Laxolo mi convinse dicendomi che non avrei dovuto fare solo il parroco ma anche il curato essendo l’unico sacerdote. La cosa ha funzionato e mi auguro possa funzionare ancora un po’. È certamente una comunità di dimensioni non impressionanti ma il lavoro e le difficoltà non mancano (anche qui l’adrenalina funziona). Anche d’estate la popolazione non aumenta se non di pochissimo, tanto che il parroco può permettersi i suoi viaggetti in Africa. Poi credo che tutti questi anni non siano stati inutili perché finalmente abbiamo cominciato a costruire l’ala nuova dell’Oratorio. Non chiedermi quando lo finirò o se lo finirò io perché non sono problemi che mi riguardano, dipendono dalla provvidenza di Dio e dalla generosità dei miei parrocchiani (che io non metto in dubbio).”

Ma non ti sei ancora stufato di stare in montagna? Non c’’è in previsione uno spostamento in pianura?

“A proposito di provvidenza, anche su questi argomenti ha la sua grande influenza. Forse non è così per tutti i preti ma io più rimango in montagna più ne apprezzo le qualità e mi dimentico dei disagi. La pianura è bellissima da contemplare dai pianori di Sant’Antonio, nei giorni limpidi d’estate ti sembra di poter stendere il piede e di posarlo sui campi dorati. Non so quando la diocesi avrà bisogno di me per un’altra esperienza pastorale, di sicuro come ho sempre fatto non mi tirerò indietro. Per il momento tutto tace, ma siamo solo a giugno.”

Come dargli torto: si trova in montagna ma a un tiro di schioppo da Bergamo, la gente lo apprezza e lo stima, ha l’impegno economico dell’oratorio nuovo ma anche lui può confidare a ragion veduta nella Provvidenza ed ha pure il tempo di curare le sue passioni grandi (leggi Africa) e piccole, perché non si trova fuori da mondo e non si perde neanche una puntata; l’indirizzo mai infatti ce l’ha anche lui (anzi, più di uno) e grazie a questi strumenti moderni ho superato la distanza, che poi non era molta, ma soprattutto la fretta di riuscire a metterci in contatto.

Ero certo che l’evoluzione tecnologica non l’avesse sopraffatto, perché mi ricordavo di quando aveva creato l’archivio degli abbonati di Urgnano Oggi utilizzando Framework III . Evidentemente anche lui utilizza computer e telefonino, queste diavolerie elettroniche, che poi, se sono “diavolerie” un prete le può usare?

“Mi fa piacere pensare che in tanti anni le cose siano cambiate, che molte cose si siano velocizzate e abbiano resa più comoda la nostra vita. Ebbene sì, le comodità non mi hanno mai spaventato. Non mi pare di avere in casa o in tasca delle diavolerie. Non credo che possano essere dette tali le cose che nascono dall’ingegno dell’uomo. È l’uso che ne possiamo fare che può essere buono o cattivo. Se il computer si è evoluto negli anni e oggi ci permette tutta una serie di cose impensabili qualche anno fa questo va a tutto vantaggio delle cose che vogliamo fare. Sta a noi farle oppure no, o anche farle in un modo piuttosto che in un altro. Fossero pure “diavolerie”, ma se mi possono servire a mettere in scacco il diavolo, non vedo perché non dovrei approfittarne. Tra l’altro credo che proprio il diavolo si è specializzato nell’usare le cose nostre e di Dio per farci danno.”

Grazie a questi nuovi strumenti di comunicazione riesci certamente a stare più vicino alla tua Africa?

“Questo è forse l’aspetto più bello della tecnologia. Rompe le distanze e le differenze, rende semplice e immediata la comunicazione. Messaggini, e-mail e robe simili mi permettono di restare in contatto, conoscere situazioni e bisogni. Inoltre hanno velocizzato e facilitato l’organizzazione dei viaggi – esperienza.”

A proposito di modalità di comunicazione, cosa ne pensi dei ragazzi della generazione “telefonino” rispetto a quelli di quando eri curato ad Urgnano?

“Se i ragazzi sono quella fase della vita che viene definita “evolutiva”, tanto più si evolve sostenuta e stimolata da questi mezzi che invadono prepotentemente la loro vita. Certamente le realtà e i problemi che avvolgono la loro esistenza sono gli stessi di 18 anni fa; cambiano le condizioni e i mezzi che hanno a disposizione. Se allora il colloquio personale era via obbligata per comunicare con loro ed era indispensabile uscire di casa per incrociare i loro interessi e i loro sguardi, oggi ci sono infinite possibilità di interagire. Certamente un rammarico rimane, almeno per me; vuoi mettere la differenza tra una bella chiacchierata e un messaggino o una e-mail? O tra una videoconferenza e un incontro nel salone dell’Oratorio? O tra una discussione, magari in campeggio, e una chat? Forse qui si sente il peso degli anni che portano con se una serie di esperienze che ti hanno segnato. Non è solo questione di contenuti ma anche di modi di caricare umanamente quello che fai. Probabilmente posso essere smentito dalle nuove generazioni, essi sapranno metter dentro queste “diavolerie” tante sfumature di umanità che io non posso sognarmi. Me lo auguro davvero.”

Hai ragione don Nunzio, vuoi mettere una bella chiacchierata, la domenica dopo la Messa, come quelle che facevi con padre Aurelio Fratus mentre vi fumavate la sigaretta. Non ti sono mancate?

“Erano momenti impagabili di amicizia e relax. Non mi sono mancati più di tanto perché ho incrociato tanti altri amici e anche tanti sacerdoti con i quali condividere l’impegno pastorale e l’amicizia. Comunque una cosa è radicalmente cambiata ed è una sorpresona per te ma ancor di più per me: ho smesso di fumare da quasi un anno e mi auguro che sia definitivamente. È forse l’unica cosa che è migliorata con l’età.”

Complimenti don Nunzio, ma non credo che l’avere smesso di fumare sia l’unica cosa migliorata con l’età, anche se effettivamente è una bella sorpresa. E’ stato bello mettere insieme interviste passate, chiacchierate varie e scambi di e-mail; ne è uscito un mosaico con i baffi… e la barba ma quando celebreremo il 70° dell’oratorio non dirmi che te li sei tagliati! Grazie don Nunzio, arrivederci a presto ad Urgnano!

Gianluigi Radavelli

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