7 capitolo : 1995 – 1999 Don Sergio Paganelli

DON SERGIO: FIACCOLA SEMPRE ACCESA SULL’ORATORIO

L’immagine di Papa Giovanni Paolo II che accende la fiaccola per la staffetta del Cinquantesimo del nostro oratorio resterà sempre nella memoria di chi quel giorno (26 agosto 1998) era a Roma, e di tutta la comunità urgnanese che in quel gesto ha visto significato un legame forte con la fede cristiana oltre che un segno di coraggio e di speranza per il futuro.

In quella foto c’era don Sergio, intento a spiegare al Papa cosa voleva essere quel gesto così importante per l’oratorio di Urgnano; dei tre componenti la delegazione urgnanese (c’erano anche il sindaco Enzo Togni e Luca Bono) certamente il meno emozionato, apparentemente, era proprio lui, ma don Sergio è così tuttora, non avvezzo a manifestare esteriormente in modo evidente le gioie, ma neppure le amarezze.

“Serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore…” così dice il Vangelo di Maria ed in un certo senso anche il carattere di don Sergio rispecchia questa frase; in quattro anni ad Urgnano (dal 1995 al 1999 ha accumulato tante soddisfazioni ed alcune delusioni, ma è così per tutte le esperienze della vita, che contribuiscono a formare la persona umana.

In questo senso anche il percorso pastorale di don Sergio Paganelli è stato contraddistinto da alcune coincidenze: Suisio, Urgnano, Roma, Svizzera… se non ci facciamo trarre in inganno dall’aspetto fisico il legame logico tra queste località risponde al nome di don Domenico; tutti e due sono originari di Suisio, il loro primo incarico di curati è stato all’oratorio di Urgnano e, successivamente, hanno vissuto esperienze pastorali in Svizzera (nelle missioni italiane di Neuchatel e Yverdon) ed a Roma.

Solo coincidenze, perché in realtà stiamo parlando di due sacerdoti molto diversi tra loro che hanno comunque lasciato il loro sigillo sulla lunga storia dell’oratorio di Urgnano, anche se don Sergio è arrivato quando è stata introdotta dal Vescovo la regola del “quattro”, cioè la rotazione quadriennale dei curati che obbliga gli stessi ad una programmazione a breve scadenza e lascia sempre tanti “cuori infranti”, quelli dei ragazzi che fanno fatica ad accettare il trasferimento del “loro” don.

“Capita che gli adolescenti si leghino al curato per motivi affettivi – spiega don Sergio – perché quando si riesce a trovare con loro una affinità di carattere e si toccano le loro corde sensibili, inevitabilmente il cambio del curato diventa quasi un trauma; non è bello, perché è giusto che prevalga l’essere parte attiva di un oratorio rispetto al rapporto con cui si è legati al curato, ma è qualcosa di inevitabile e naturale.

Nell’età adolescenziale prevale l’esperienza del gruppo, il trovarsi insieme, il fare le stesse cose ed è giusto che alla fine debba prevalere l’oratorio, non il curato; se capita che alcuni si allontanino dall’oratorio quando cambia il curato può capitare ma preferisco pensare che questo sia dovuto, più che ad un fatto personale, al normale cambio generazionale, che fa parte del gioco, è sempre successo, fa parte della rotazione naturale: i ragazzi considerano l’oratorio un luogo dove crescere con gli altri facendo esperienze belle e significative, ma poi crescono ed alcuni  se ne distaccano, perché le circostanze della vita li portano altrove.”

E’ un po’ strano parlare di ragazzi nella casa parrocchiale di Malpaga, dove don Sergio mi ha invitato per l’intervista (“ma dai intervista!? facciamo una chiacchierata, ma una cosa veloce e tranquilla” mi ha raccomandato, quando l’ho chiamato al telefono per dirgli che, dopo don Marco, toccava a lui); è un pomeriggio di fine estate, con l’aria fresca che fa cadere già le prime foglie dagli alberi,  e, arrivato di fronte alla chiesa posta nelle vicinanze del maestoso castello di Malpaga che domina la fertile pianura, c’è solo silenzio con un signore tranquillamente seduto sul muretto del porticato con il suo cane, al quale chiedo dove si trova la casa del parroco. Gentilmente mi risponde che si trova dietro la chiesa ma dall’altra parte, sulla strada che porta a Calcinate; mi dirigo verso il luogo indicato e mi sembra di essere in un mondo irreale, dove regna una incredibile tranquillità, e passo davanti all’asilo, altrettanto silenzioso; la casa parrocchiale è di fronte, vedo la macchina di don Sergio parcheggiata e lui, senza neppure rispondere al citofono, mi apre il cancello e mi accoglie con un grande sorriso; è un po’ di tempo che non lo vedo, lo trovo ben abbronzato, ma prima ancora di chiedergli dove è stato in vacanza, gli domando se a Malpaga non ci sono più nemmeno i bambini dell’asilo…

“Da quest’anno c’è un’unica scuola materna a Cavernago e quindi anche i bambini che fino all’anno scorso frequentavano questo asilo si sono spostati nella nuova scuola; ma non c’erano problemi di mancanza di bambini, anzi, era un asilo molto frequentato, anche da bambini provenienti dai paesi limitrofi, ma così come altre istituzioni, anche la scuola materna è stata unificata ed è un processo che da tanti anni caratterizza questa comunità; anche quella parrocchiale, perché una volta esistevano le chiese private dei due castelli, poi la chiesa madre è diventata quella della parrocchia di Malpaga , quindi in seguito è stata costruita anche la chiesa di Cavernago. Il paese però è cresciuto nella zona centrale, praticamente a metà tra le due chiese, che si trovano ai due margini della zona abitata, soprattutto quella di Cavernago che si trova al di là della strada statale. Lo sforzo dei parroci, negli ultimi decenni, è stato quello di sviluppare una unità pastorale, ma sono processi lunghi e pazienti, che anche io sto cercando di portare avanti.”

Ma c’è un oratorio?

“Si, da circa vent’anni c’è solo l’oratorio di Cavernago, e lì si svolgono tutte le attività con i ragazzi, a partire dalla catechesi. Quando è stato unificato l’oratorio ci sono stati dei problemi, ma l’arrivo di tanta gente nuova, che si è insediata nelle nuove zone residenziali, ha addolcito i problemi che, comprensibilmente, si erano creati tra le famiglie di residenti storici. Negli ultimi anni il paese è cresciuto molto velocemente; quando sono arrivato c’erano 1600 abitanti, adesso sono già 2600 e si parla di arrivare presto a 4500! Non c’è paragone comunque con Urgnano, qui non esiste una tradizione dell’oratorio, i numeri dei ragazzi sono ben diversi, ho circa 12-13 ragazzi per ogni annata, però sono in aumento e quindi faccio fatica anche a trovare catechisti e animatori per gestire le attività”.

Dato che ha toccato il tasto dell’oratorio di Urgnano, gli chiedo quali ricordi “scattano” quando, andando a casa a Suisio, passa sulla Francesca e vede il nostro paese…

“Veramente da quando hanno completato la superstrada, utilizzo la Seriate-Ponte S.Pietro e faccio prima, quindi non passo più da Urgnano! A parte la battuta, ci passo sempre volentieri, quando mi capita; conosco bene don Ivan, al quale ho tenuto gli incontri vocazionali; a Natale e Pasqua mi fermo in oratorio ed approfitto per fare qualche fotocopia di libretti e canti. Guardo, rifletto e se incontro qualcuno mi fa piacere, anche se, per carattere, preferisco essere un po’ riservato. Comunque mantengo dei ricordi bellissimi, che voglio conservare così come sono e li ho vissuti”.

Il più bello?

“Il più bello, quello che mi fa più piacere, è l’affetto della gente ed il fatto di sapere che non mi ha dimenticato e che si ricordano ancora delle esperienze e dei momenti vissuti insieme. In particolare sono molto contento quando qualcuno mi ricorda per la mia presenza assidua in oratorio. Quello che mi ha sempre impressionato è stato il numero enorme di ragazzi che c’erano sempre, e quindi le esperienze molto positive dei C.R.E. e delle vacanze in montagna con gli adolescenti.”

Gli adolescenti, proprio loro, croce e delizia dei curati, così come di genitori, insegnanti, animatori ed educatori…

“L’adolescenza è l’età che più si presta per vivere le  esperienze più disparate, in senso positivo. Se si riesce a conquistare la loro fiducia, gli adolescenti ti danno tanto.

Io non mi ricordo particolari problemi di maleducazione, disagio, bullismo; forse l’essere sempre presente in oratorio preveniva un po’ questi fenomeni.

 Le esperienze con i gruppi di adolescenti, se riescono bene,  possono davvero trasformarsi in qualcosa di molto positivo. E’ l’età più difficile ma proprio quella in cui i ragazzi possono tirar fuori da loro ciò che di più bello e positivo hanno dentro. Se si è tutti sereni si riesce ad avere risposte positive dalle proposte educative, però gli educatori non devono mollare la presa, devono essere decisi e chiari nelle regole, altrimenti i ragazzi se ne approfittano.

Io sono un po’ fuori dal giro, adesso che sono parroco, però continuo queste esperienze. Sono appena tornato dal campo scuola tenuto a Borgio Verezzi  – ecco spiegata la abbronzatura! – in una casa gestita da suore, con un gruppo di una trentina di adolescenti, gli stessi che facevano gli animatori al C.R.E. Non avendo un curato, da solo non posso fare di più però ne vedo i risultati positivi”.

Certo che è una bella responsabilità portare in giro adolescenti e giovani! Certe volte i curati devono proprio confidare nella Provvidenza e sperare che vada tutto bene, non pensi?

“E’ tipico dei curati lo sperare nella provvidenza. Io faccio poche uscite con gli adolescenti, anche perché non ho tempo, ma rispetto ad una volta è vero che ci si è un po’ limitati. Oggi è davvero un problema portare in giro i ragazzi; io non credo che siano inaffidabili, devono essere responsabilizzati e bisogna far prendere loro coscienza di quello che stanno facendo, senza sovraccaricarli però di eccessive responsabilità.

Per esempio, il campo scuola che ho appena concluso è stato organizzato come tale e chi ha partecipato sapeva che non sarebbe stata una vacanza; queste uscite devono essere esperienze costruttive che lasciano qualcosa di importante nei ragazzi, altrimenti non hanno senso. In vacanza ci vanno già con le famiglie o per conto loro.”

A proposito di uscite, sai che è appena terminata la staffetta da Assisi per celebrare il 60° dell’oratorio di Urgnano?

“Lo so benissimo, anzi dovevo partecipare anche io con un gruppo di giovani di Cavernago, ma poi non è stato possibile e mi è dispiaciuto. La prossima settimana, con un gruppo di 57 parrocchiani, andiamo in pellegrinaggio a Lourdes, in pullman,  ma comunque anche noi in questi anni abbiamo fatto un paio di staffette, in bici però, a Roma e a San Giovanni Rotondo. Sono delle belle esperienze da condividere.”

E’ il momento giusto per tirare fuori dalla cartelletta i raccoglitori con le foto della staffetta da Roma, quella del 50°, e don Sergio li sfoglia sorridente, ricordando con un po’ di emozione il viaggio con i parrocchiani ed il successivo ritorno a piedi con la fiaccola accesa dal Papa.

“Effettivamente quello è stato il momento clou dei miei quattro anni ad Urgnano: l’incontro con il Papa, la novità di questa esperienza, l’entusiasmo che aveva coinvolto tutta la comunità sono state emozioni e soddisfazioni indimenticabili. In effetti le iniziative del 50° hanno segnato in modo particolare il mio periodo urgnanese, che è passato troppo velocemente. Ci vuole tempo per costruire realtà solide e durature, quattro anni sono un po’ pochi, ma sono stati comunque anni molto intensi nei quali c’è stato anche qualche rammarico.”

E’ un po’ meno sorridente, don Sergio, quando cerca di ricordare ciò che non ha funzionato come sperato, dimostrando un dispiacere profondo, non formale, per non aver raggiunto il risultato auspicato.

“Avevamo organizzato con grande impegno la settimana comunitaria-giovanile, in collaborazione con i Padri della Sacra Famiglia, ma non è andata come nelle intenzioni; noi avevamo chiesto una “missione giovani” che andasse verso i ragazzi, invece c’erano proposte molto belle ed interessanti, che però li aspettavano. Alla fine il giudizio sulle attività è stato molto positivo, la presenza è stata comunque apprezzabile ma c’è stato quel difetto di intesa che non ha consentito di raggiungere l’obbiettivo che si era proposti.

Un’altra iniziativa che non ha raccolto la partecipazione che meritava sono stati gli incontri di Quaresima fatti in chiesa e dedicati ai diversi ambiti di presenza degli adolescenti (famiglia, scuola, sport); avevamo fatto un grande sforzo per chiamare relatori importanti (come don Fausto Resmini, Eugenio Perico dell’Atalanta, il presidente del C.S.I.) ma da parte delle famiglie ed anche delle scuole, così come delle società sportive c’è stata molta freddezza nell’accogliere la proposta.”

Sfogliando le fotografie, però, ricordiamo però anche altre iniziative che hanno, invece, avuto un migliore esito, come le castagnate e vari spettacoli nel Cine-Teatro.

“Le castagnate, pur essendo una piccola iniziativa, limitata ad un pomeriggio, hanno incontrato sempre una buona accoglienza, unendo grandi e piccoli in una proposta  semplice ma piacevole; gli spettacoli nel teatro Cagnola, come quelli di Carnevale, o per la Festa della Mamma e le Voci di Natale, o anche la Corrida, che abbiamo iniziato in quegli anni, registravano una grande partecipazione e dimostravano, se ve ne fosse ancora bisogno, quanto importante fosse poter disporre della sala del cinema teatro. Purtroppo proprio questa opera di ristrutturazione è diventata un po’ la “spina nel fianco” mia e dell’oratorio, perché mancanza di programmazione, incomprensioni, divergenze di idee e progetti, hanno generato una situazione di incertezza che ha comportato la dispersione di energie e risorse; difficoltà che si sono protratte anche dopo di me, almeno adesso tutti sono contenti perché il Cagnola è finalmente tornato al centro di tante attività comunitarie”.

La chiesina dell’oratorio, invece, è stata completata ed inaugurata, con la benedizione di mons. Arrigoni, proprio in occasione di una festa di San Giovanni Bosco, ti ricordi?

“La volontà di ripensare la cappellina non è nata per caso, ma all’interno di un progetto ben preciso, quello di chiarire in maniera inequivocabile la funzione-missione che l’oratorio ha da sempre nei confronti delle giovani generazioni: l’educazione cristiana, l’educazione alla fede in Gesù Cristo attraverso le forme della catechesi, della preghiera, della celebrazione ecc.

L’oratorio non è un qualunque luogo di aggregazione, un semplice ritrovo per tanti, ma ha una finalità ben precisa ed in questo senso la cappellina è un elemento prezioso e qualificante.

Per la sua sistemazione hanno contribuito molti volontari e la gente ha ben risposto all’iniziativa; devo dire che ne è uscito un ambiente piacevole, nel quale si sta volentieri, curato in ogni particolare e con le belle vetrate decorate con il richiamo alla creazione; peccato che si stiano un po’ rovinando con il tempo.”

Non dimentichiamoci anche il campetto di calcio in erba sintetica; è stata una iniziativa fortemente perseguita e che si pensava durasse solo pochi anni, invece è durata molto di più e, soprattutto, è stata utilizzata in modo sempre più intenso dai ragazzi che l’hanno molto apprezzato.

“Effettivamente il risultato positivo è andato ben al di là delle migliori previsioni; ma, a proposito di calcio,  mi piace ricordare anche la ripresa dell’attività con il C.S.I.. Abbiamo formato una squadra cadetti ed una dilettanti, recuperando giovani che non trovavano spazio nel F.C. Urgnano ai quali abbiamo ridato entusiasmo. Erano giovani che per l’oratorio erano “persi” ed invece sono rientrati proprio grazie alla proposta calcistica. Ogni tanto li incontravo, negli spogliatoi o appena dopo le partite e, sembra stupido, ma sono state esperienze significative che hanno creato amicizia e simpatia. Si è creato un legame che, per alcuni, dura tuttora, quando capita di vederci e sentirci.

I ragazzi che frequentavano l’oratorio me li ricordo tutti, magari non i nomi ma i volti li ho tutti ben presenti”.

Ogni tanto giocavi anche tu qualche partita di calcio, lo fai ancora?

“Mi piaceva molto giocare a calcio, almeno fino a quando il ginocchio teneva, ma poi ho preferito dedicarmi alla bici, tanto è vero che ho partecipato in prima persona alle staffette ciclistiche di Roma e San Giovanni Rotondo”.

Il cinquantesimo dell’oratorio è stato intitolato “nonostante l’età… non invecchia mai!”; quale messaggio vuoi lasciare adesso che sono passati altri dieci anni e siamo arrivati al 60°?

“Vorrei esprimere l’apprezzamento per i volontari che ci sono ancora, che resistono da tanto tempo, nonostante il frequente ricambio di curati. Sono una risorsa preziosa, così come i ragazzi che continuano a frequentare l’oratorio e che poi vi rimangono diventando a loro volta animatori e catechisti; soprattutto per questi ultimi ho sempre pensato che fosse indispensabile la formazione e lo è ancor di più oggi che ci si confronta con genitori istruiti, spesso laureati, con i quali ci deve essere una unità di intenti nel difficile compito della educazione e formazione.

Comunque la cosa più importante è che ci sia continuità nel mettersi al servizio dell’oratorio, indipendentemente dalla persona del curato, e condivisione di idee e programmi; è questa la ricetta che garantisce all’oratorio di non invecchiare mai.”

Per fortuna che voleva fare solo quattro chiacchiere, in pratica abbiamo passato due ore a parlare dell’oratorio, il suo ma anche quello attuale. Segno che la fiaccola del cinquantesimo in realtà arde ancora nel cuore di don Sergio e siamo sicuri non si spegnerà mai, una fiammella si manterrà sempre viva per riaccendersi più forte ogni volta che ci sarà un incontro ed un ricordo.

Che strano, don Sergio è stato il primo curato tecnologico, al quale, in occasione della sua partenza, abbiamo regalato un telefono cellulare eppure questa è stata la prima intervista fatta a quattrocchi, seduti tranquillamente ad un tavolo davanti a fotografie e articoli di Urgnano Oggi, non mi sembra neppure vero.

Saluto don Sergio e mi avvio al parcheggio, il paesaggio non è cambiato, sempre silenzio, una vera oasi di tranquillità; il signore con il cane non c’è più, si sente solo il discreto chiacchierio di quattro signore sedute all’ombra di una fila d’alberi che accennano ad un sorriso per salutare… spero solo che non squilli il cellulare, mi sembrerebbe di essere fuori dal mondo!

Gianluigi Radavelli

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