8 capitolo : 1999 – 2004 Don Pierangelo Redondi

 

DON PIERANGELO: IL CURATO CHE MANDA IN RETE L’ORATORIO!

“The last but not the least” si dice in inglese quando si vuole indicare l’ultimo ma non l’ultimo e questo modo di dire si addice proprio a don Pierangelo, che tra gli ex curati del nostro oratorio è stato “the last” ma non sarà “the least”, perché tra un po’ (qualche anno ancora… speriamo) toccherà anche a don Ivan rilevare il ruolo dell’ultimo; e la storia poi si ripeterà ancora così, chissà per quante volte e quanti anni, perché il nostro oratorio… non invecchia mai.

La citazione in inglese, però, se calza a pennello sulla circostanza, un po’ meno lo è per il personaggio, che spesso farciva il suo modo di esprimersi più con il dialetto che con le lingue straniere; don Pierangelo era ed è fatto così, genuino e spontaneo nel suo rapportarsi con tutti, dai ragazzi agli adulti, dai preti ai politici, dagli umili ai potenti… come si direbbe in stile biblico.

Ü preustù” lo definivano affettuosamente le signore di Urgnano, facendo riferimento alla sua presenza imponente, che non poteva certo passare inosservata, ed alla sua voce possente che non aveva bisogno del microfono per farsi sentire durante le lunghe prediche (la sua specialità); comunque a don Pierangelo non dispiaceva proprio l’idea di bruciare le tappe e diventare presto parroco, anzi… così quando il Vescovo gli chiese “Sei pronto a fare il parroco?” possiamo immaginarci quale fu la sua risposta:

“Per prima cosa ci tengo a precisare che non sono stato io a chiedere al Vescovo di lasciare Urgnano; eravamo a pranzo con il Vescovo, a Pognano, io con don Stefano, il curato di Ciserano con il quale da un po’ di tempo condividevo alcune esperienze pastorali, come le uscite con gli adolescenti e i giovani. Ad un certo punto il Vescovo mi fece quella fatidica domanda, che sinceramente non mi aspettavo ed anzi l’ho presa quasi per una battuta, tanto è vero che ho risposto tranquillamente: se c’è bisogno, sono a sua disposizione. Era l’11 luglio del 2004, poi qualche giorno dopo mi ha chiamato insieme a don Stefano, si è informato sulle esperienze di lavoro condiviso in rete e  quindi ci ha seriamente proposto di portare avanti questo stesso lavoro d’insieme in Val Serina.”

Naturalmente don Pierangelo ha accettato, diventando così il parroco più giovane della Diocesi, assumendo la cura pastorale di Rigosa, Sambusita ed Ambriola, mentre al suo compagno d’avventura don Stefano sono state affidate Costa Serina, Trafficanti ed Ascensione, con una particolare formula sperimentale di corresponsabilità che i due giovani sacerdoti hanno accettato di buon grado.

Li ritrovo tutti e due sorridenti, in una splendida giornata assolata di inizio autunno, all’ora di pranzo di fronte alla chiesa di Bracca; dovevo arrivare un po’ prima, don Pierangelo aveva il cellulare spento e temevo di non riuscire a raggiungerlo ma l’ho trovato proprio sulla strada, mentre caricava sulla sua Punto bianca il Vicario don Francesco, parroco di Bracca, ed altri due sacerdoti: “ciao, seguimi, ti fermi a mangiare con noi” e poi è sfrecciato su per le ripide strade di alcune frazioni dai nomi curiosi, per esempio Fieno, fino ad arrivare ad un tipico ristorante della valle.

Ci mettiamo a tavola, io con a fianco don Pierangelo, di fronte don Stefano e don Francesco Mangili, il vicario, insieme ad altri quattro sacerdoti, due dei quali freschi di ingresso nelle loro nuove parrocchi; me li presentano e mi spiegano come è strutturato l’ampio vicariato che da Bracca, con le sue tante frazioni, si estende fino ad Oltre il Colle e Zambla Alta, passando per Selvino.

Arrivando a questo punto del racconto-intervista a qualche lettore avrà già pensato che il posto migliore per incontrare don Pierangelo non poteva essere che a tavola! Legittimo pensiero, don Francesco informa i commensali che in questo posto i funghi sono molto buoni ed in particolare i formaggi, ma ecco la prima sorpresa (e non sarà l’ultima): “Io sono a dieta!” esclama don Pierangelo suscitando divertiti e sarcastici commenti, ma lui conferma “E’ vero, sono a dieta ipolipidica; mi ha telefonato mia cugina dottoressa che mi ha messo in riga.”

Mentre mangiamo, alla faccia della dieta, io parlo un po’ di Urgnano, rispondo alle domande (pazienza, avrei dovuto farle io, ma con la forchetta in mano mi riesce difficile prendere appunti), ricordo aneddoti ed episodi curiosi capitati a don Pierangelo che prende in mano il pallino e, come un fiume in piena, inizia a raccontare soddisfacendo la curiosità dei commensali:

“Ah, quella volta a Riccione con gli adolescenti. Eravamo sul pedalò io, don Stefano e due animatori di Ciserano, ad un certo punto il pedalò si è rovesciato e siamo finiti in acqua. Da riva abbiamo visto tutti i bagnini che si sono precipitati sul posto soccorrendoci… ma non è successo niente; e quella volta che i ladri erano entrati di notte nel campeggio dove alloggiavamo? Abbiamo comprato delle pistole scacciacani e la notte seguente li abbiamo aspettati, c’era anche Giovanni ma c’erano anche i poliziotti veri che ci hanno fermato, sequestrato le pistole… che storia!”

E’ proprio vero, quando si attiva la trottola dei ricordi, come fra vecchi amici, poi questa gira e non riesci più a fermarti; tra un boccone e l’altro ci ricordiamo anche di quando abbiamo portato gli adolescenti a Frerola, proprio lì vicino a Bracca, per un week-end di spiritualità e siamo stati sorpresi da una improvvisa e copiosa nevicata iniziata poco prima di mezzogiorno; quella volta, di fronte alle mie preoccupazioni, don Pierangelo tranquillamente mi aveva risposto “madona, a i è du fiòcch, adèss a’n feness de mangià, dopo a’n passa zò”, ma alle due del pomeriggio la situazione cominciava a farsi critica ed abbiamo chiamato l’Emilio Salvetti per farci venire a prendere in anticipo sul previsto:

“Noi eravamo su, con le ragazze spaventate per la neve che continuava a scendere e ad accumularsi per la strada, ma il Salvetti non si era accorto di avere le catene da neve sbagliate e quindi aveva dovuto fermarsi sulla Statale, tre chilometri più sotto di Frerola. Quando la Polizia Stradale è riuscita a farci sapere che lui era lì sotto, abbiamo deciso di caricare zaini e borse sulla mia macchina e su quella di Giovanni Bacis e mentre i ragazzi sono scesi a piedi e al buio, noi in qualche modo, anche senza catene, siamo riusciti ad arrivare giù. Ma poi tutto è finito bene e, come avevamo in programma, ci siamo anche fermati a mangiare la pizza all’Emiliano!”

Don Francesco ascolta divertito le esperienze che raccontiamo e, dopo la prima sorpresa della dieta, mi rivela una seconda notizia “bomba” su don Pierangelo: in estate, insieme a lui, una volta alla settimana vanno in bicicletta da Ambria a Piazza Brembana e fino a Lago di Cassiglio, andata e ritorno che fanno 40 chilometri, percorrendo la pista ciclabile realizzata sul sedime della Ferrovia della Valle Brembana! “Non ci credo” dico io, ma lui mi spiega in modo dettagliato la loro perfetta tabella di marcia:

“Partenza da Ambria, zona Ponte Merlo. Prima sosta a San Pellegrino, per bere l’acqua della fonte e riempire le borracce. Seconda tappa dalla Giacomina di San Giovanni Bianco a mangiare la cioccolata con il gelato. Terza sosta per far visita al prete dell’alta valle di S. Martino oltre la Goggia (che sarebbe la gobba). Quarta tappa a S. Martino, con l’assaggio del cremovo, un liquorino squisito, fatto da don Luca, parroco di Valtorta. Quinta sosta a Olmo al Brembo per bere la spremuta da don Spini, al bar della piscina. Infine arrivo al laghetto di Cassiglio, dove ci prendiamo un gelato e sgridiamo i nudisti che prendono il sole”.

“Facciamo un doveroso richiamo alla morale ed al buon gusto” interviene don Pierangelo confermando questo incredibile scoop “e dopo torniamo indietro ancora in bici, ma è quasi tutta in discesa quindi facciamo meno fatica”.

A ruota libera, come la bici di don Pierangelo in discesa, mi vengono rivelati altre sorprendenti notizie sulla sua esperienza sacerdotale in Val Serina; che fosse un appassionato di arte sacra non avevo dubbi, spesso anche ad Urgnano partiva con Sergio, il sacrista, per andare a vedere arredi sacri, abiti talari, calici e tutto quanto serve al decoro della Chiesa, ma ora pare che sia diventato un vero esperto di antiquariato sacro anche se, ad una mostra, si è fatto soffiare un prezioso calice del ‘400 da un parrocchiano di Selvino che lo ha sentito argomentare con il venditore. Oltre alla Provvidenza che lo assiste nelle sue iniziative (e, secondo me, anche nel suo veloce sfrecciare sui tornanti delle strade della valle) adesso anche la terrena dea bendata gli strizza un occhio, facendogli vincere un soggiorno di una settimana al Grand’Hotel di Rimini.

“Veramente ho vinto io – precisa don Francesco – alla Lotteria di Orezzo, ma il viaggio era per due ed allora mi sono portato don Pierangelo. Era il periodo del Meeting di Rimini, c’erano un sacco di persone importanti ed abbiamo incontrato anche don Ivan, insieme ad altri di Gromo, che è stato molto sorpreso dalla nostra presenza. Ma la scena più bella è stata quando abbiamo incontrato il senatore Andreotti e don Pierangelo, come si fa con un vecchio amico, l’ha salutato con una vigorosa pacca sulla gob… spalla chiedendogli: come va, senatore?”

Sorridono tutti, un po’ più timidi sembrano i sacerdoti di nuova nomina, che evidentemente si devono ancora abituare alla nuova realtà; tuttavia mi sembra di capire che ci sia una buona armonia tra i sacerdoti della valle, si vede che il loro lavoro d’insieme riesce a superare le difficoltà logistiche di un territorio frammentato, diviso in piccoli paesi e tante frazioni, ma ancora fondamentalmente cristiano e disponibile nei confronti delle necessità delle parrocchie e dei loro preti. Don Pierangelo è cresciuto ad Almè ma è originario di San Giovanni Bianco, quindi la realtà della montagna la conosce bene e si è subito trovato a suo agio, consapevole che da queste parti si deve la pastorale è necessariamente diversa da quella di una parrocchia della pianura come Urgnano. Ma qui avrai più tempo per qualche riposino pomeridiano, gli chiedo:

“No, non riesco più, ho troppi impegni! – ribatte don Pierangelo, suscitando i sarcastici commenti dei presenti  infatti mi devo scusare anche con gli urgnanesi che spesso mi hanno invitato in varie circostanze, ma gli impegni nelle varie parrocchie e soprattutto i lavori di restauro intrapresi, non mi hanno consentito di essere molto presente; poi ho anche la scuola; insegno all’Istituto Alberghiero di San Pellegrino dove c’è anche un ragazzo di Urgnano ed i miei alunni stravedono per il loro parroco”.

Mi dicono che lo hanno eletto “il parroco ai fornelli” ma lui nega, mentre mi conferma che ha preso il porto d’armi per andare a caccia di cristiani selvatici!

“Si, è vero, poi ti darò la foto che abbiamo fatto al tiro a segno di Dossena. Abbiamo constatato che i giovani tra i 18 e i 30 anni sono i più lontani dalla comunità e, dato che sono praticamente tutti cacciatori, io e don Francesco abbiamo pensato di avvicinarli seguendoli nella loro passione per la caccia; andiamo con loro al tiro a segno di Dossena e così riusciamo a stare con loro ed a coinvolgerli nelle attività pastorali”.

Siamo arrivati alla fine del pranzo e don Pierangelo, in ossequio alla sua dieta ipolipidica, rinuncia al dolce ripiegando su un gustoso sorbetto (“quello è consentito!”), quindi ripartiamo alla volta di Costa Serina. La Chiesa e la casa parrocchiale sono situate in una splendida posizione panoramica, dalla quale si domina tutta la Val Serina e si riescono a vedere i campanili di tutte le parrocchie che fanno parte dell’ampio territorio affidato a don Stefano e don Pierangelo (da Costa Serina al Santuario del Perello ci sono ben 26 km!). Loro risiedono qui, uno al piano superiore, l’altro a quello inferiore, dove ci sono anche una sala per le riunioni ed un ufficio dotato di fotocopiatrice e macchina di stampa.

“Non ci manca niente, ma da quando sono qui mi sono dimenticato le montagne di fotocopie che dovevo sempre fare a Urgnano per pubblicizzare ogni iniziativa; qui basta dire in Chiesa che si vuole organizzare una riunione ed in breve tempo lo sanno tutti, perché la voce si diffonde velocemente, nonostante le distanze. E la stessa disponibilità la dimostrano per contribuire ai lavori di restauro; in cinque anni siamo già riusciti a sistemare tutta la chiesa di Ambiola, il campanile di Rigosa e le sagrestie, il santuario della Madonna del Perello, la chiesa di Sambusita con il restauro dell’organo e di alcune tele. E tutto questo è già stato pagato, anche perché le iniziative sono venute dalla gente che poi ha contribuito in modo concreto, mettendo a disposizione la loro opera gratuitamente sotto la direzione dell’architetto. Praticamente alla parrocchia sono rimaste a carico solo le spese per i materiali e comunque la gente è stata sempre coinvolta e, in questo modo, ha risposto molto positivamente”.

Arriviamo nell’ufficio di don Pierangelo e lui prende dall’armadio un pacco di fotografie scattate durante la sua esperienza urgnanese e, finalmente, ritorniamo a cavalcare l’onda dei ricordi; guardando le foto c’è una parola che ricorre spesso e che è quasi un marchio di fabbrica di don Pierangelo: “insieme”, come la Cresime insieme con Basella…

“L’idea di celebrare le cresime dei ragazzi di Urgnano insieme a quelli di Basella l’ho condivisa principalmente con Padre Claudio, alla luce delle indicazioni del Vescovo che sollecitava sempre ad una pastorale d’insieme, e con l’accordo del Parroco. Padre Claudio è stato davvero grande in questa iniziativa, l’ha sostenuta nonostante le difficoltà ed i problemi incontrati, con le comprensibili resistenze dei suoi parrocchiani, dopo tanti anni in cui le cresime si tenevano separatamente. Ma non si è limitato alla celebrazione del sacramento, ha voluto anche fare insieme i ritiri ed alcuni incontri, per dare un segno ancor più forte di unità.”

I ragazzi di Basella partecipavano anche alle uscite nei fine settimana?

“Certo, la collaborazione è iniziata proprio dalla constatazione che i ragazzi di Basella, frequentando la scuola a Urgnano, non avevano difficoltà di inserimento e quindi abbiamo offerto loro l’opportunità di stare insieme anche nei week-end di spiritualità. Parallelamente è iniziato il lavoro di unione delle due realtà, di condivisione dei sacramenti e la formazione delle famiglie a questo nuovo modo di collaborare. Io personalmente mi sono trovato a mio agio, anche perché avevo tutti i ragazzi a scuola e quindi li conoscevo bene”.

E “insieme” hai poi voluto anche proporre l’organizzazione del Centro Ricreativo Estivo, coinvolgendo l’Amministrazione Comunale…

“Quando sono arrivato ad Urgnano sono rimasto meravigliato dal distacco dei genitori dalla realtà dell’oratorio e più in generale dalle diffidenze e contrapposizioni che notavo tra scuola, oratorio, parrocchia e Comune. Grazie alla collaborazione con l’Amministrazione Comunale, in particolare con il sindaco Enzo Togni e Maria Teresa, abbiamo fatto partire un tavolo di confronto e condivisione educativa, da cui è scaturita l’idea del C.R.E. insieme, in luoghi diversi (scuole, oratorio, Basella) ma insieme.

E’ stato un lavoro di rete con l’obiettivo di aprire l’oratorio a tutti i genitori, sulla scorta delle indicazioni del Vescovo; l’oratorio, infatti,  non è l’unico luogo dove si formano i ragazzi e non deve isolarsi ma proporre le proprie iniziative, senza sostituirsi in compiti di altri, e mantenere saldamente la propria identità. L’impegno è stato notevole, ha richiesto molto tempo, abbiamo dovuto vincere le diffidenze di molte persone, ma alla fine i risultati si sono visti.

L’oratorio ha assunto un volto nuovo, tanti bambini e i genitori che avevano pregiudizi si sono avvicinati a questa realtà che ha invece mostrato molta più familiarità. Ci si è conosciuti meglio, ci si è capiti e quindi è stato facile iniziare una nuova collaborazione: è stato un grande passo in avanti.

Anno per anno, con un paziente lavoro di verifica e di miglioramento, e con il benestare della Curia (c’era tanto di convenzione ufficiale sottoscritta anche dalla Curia!) possiamo dire di aver realizzato una bella iniziativa con un lavoro condiviso.”

C’è stato anche qualcosa che non ha funzionato nei tuo cinque anni di permanenza a Urgnano?

“L’unico neo è stato il cine-teatro con i suoi tempi biblici. Non finiva mai e, purtroppo, abbiamo perso tante occasioni. Ci sono state due ordinazioni sacerdotali (padre Massimo e padre Martino) che avevano scaldato i giovani, con cui abbiamo allestito due recital coinvolgendoli nell’attività teatrale. Ma poi i tempi lunghi hanno causato la perdita di alcuni di loro, che a fatica siamo riusciti a recuperare successivamente.

Anche il fatto di tenere i ragazzi, prima della catechesi, per fare imparare loro i canti della Messa era in funzione di abituarli a cantare insieme, stimolandoli ad entrare nel Piccolo Coro, per poter poi organizzare un canzoniere, la festa della Mamma, per farli partecipare agli spettacoli di S. Lucia, Natale, Carnevale, ma l’incertezza sulla disponibilità del teatro ha compromesso le nostre buone intenzioni.

A dimostrazione di quanto fosse sentita l’esigenza di poter disporre ancora del cinema-teatro ricordo lo spettacolo di Santa Lucia del 2003 con la gente che aveva riempito tutta la sala e non c’era più un posto neppure in piedi!”

Ma dopo l’inaugurazione le cose gradualmente sono tornate alla normalità, non è vero?

“A parte che l’inaugurazione è stata fatta dal Vescovo prima ancora che ci fossero tutti i permessi e, quindi, la disponibilità effettiva è arrivata molto tempo dopo! Comunque lo spettacolo di Santa Lucia del 2003 e quelli successivi di Carnevale sono stati una ripresa alla grande, lo stesso per il Cinema ed anche per i diversi incontri che si tenevano nella sala adiacente all’ingresso.

Purtroppo però è stato difficile recuperare il tempo perso e, inoltre, i costi sostenuti hanno condizionato la disponibilità di risorse economiche. Siamo comunque riusciti ad acquistare la tettoia per l’area della festa, a sostituire gli arredi delle aule di catechesi con tavoli e sedie colorati, rendendo l’ambiente più sereno ed accogliente. Poi abbiamo messo in ordine la zona costine e cucina (dietro il vecchio oratorio), abbiamo creato le salette per la musica mettendole a disposizione dei gruppi, la saletta dei compleanni attrezzata. Abbiamo recuperato spazi e disponibilità, c’erano tante altre cose che avremmo desiderato realizzate, ma più di così non credo si potesse fare.”

Non si può certo dire che la tua prima esperienza di sacerdote sia stata un semplice apprendistato…

“Sono stato nominato curato di Urgnano come primo incarico; ero stato a Curnasco come diacono e nelle prime settimane da prete novello (anni prima lì c’era stato don Nunzio come curato). Non conoscevo Urgnano, ma mi ricordavo di don Cesare Passera che era stato il mio curato ad Almè. Infatti ho ritrovato iniziative come il Carnevale, lo spettacolo di Santa Lucia ed il teatro, che evidentemente don Cesare aveva esportato ad Almè.

Ho cercato di curare la formazione dei catechisti e degli animatori, insistendo molto su questo tasto, e credo di aver lasciato un bel gruppo. La formazione è faticosa, ma l’attività dell’oratorio non può essere solo feste e iniziative. Se non si formano le persone non può crescere neanche la comunità.

Credo di aver avuto un buon rapporto con il parroco e gli altri sacerdoti della parrocchia; con don Matteo, che  si è reso disponibile per gli incontri con i catechisti e i genitori e poi  con don Pietro, a cui mi legava anche la comune origine da San Giovanni Bianco. Ricordo con piacere le missioni a Roma con Sergio, sacrista, per vedere vesti e arredi sacri.”

Raccontaci un po’ anche del sodalizio pastorale con don Stefano che ha segnato poi il tuo futuro come sacerdote.

“Incontrandoci in vicariato, dove avevamo creato la Commissione Giovani, abbiamo condiviso l’esperienza del Giubileo dell’anno 2000 a Roma con un gruppo di ragazzi di Urgnano e del suo oratorio di Ciserano. Ne è nato un legame forte, all’insegna dell’oratorio in rete, che è continuato con le vacanze a Riccione, Margherita di Savoia, Misano, le uscite per i week-end di spiritualità. Questo lavoro è stato molto apprezzato dal Vescovo che ci ha voluti ancora insieme qui in Val Serina”.

Che si trovi bene non c’è alcun dubbio. Con gli Alegher abbiamo presentato un paio di commedie ad Ambriola ed abbiamo potuto constatare quanto don Pierangelo sia amato dalla gente del posto, che si preoccupa di organizzare e gestire gli spazi parrocchiali e non lascia mancare niente al suo parroco, rendendosi sempre disponibile con molta responsabilità e professionalità.

“E’ proprio così. A Urgnano la gente si aspetta sempre tanto dal prete. Qui invece la gente è abituata a gestire in prima persona ambienti ed iniziative: il prete coordina e la gente cura. Il lavoro di insieme qui è una necessità ma la gente si sente responsabilizzata, consapevole che i preti sono pochi e che devono fare i preti! Io a Urgnano ho dovuto fare l’idraulico, l’elettricista, il portiere e il carabiniere… qui faccio solo il prete.

A Urgnano i sacerdoti dovrebbero stare tutti insieme nella casa parrocchiale e all’oratorio dovrebbe esserci un custode; questo aiuterebbe molto il curato e tornerebbe a vantaggio anche dell’oratorio stesso.”

Lo diceva anche don Gino Cattaneo, che così l’aveva pensato quando è stato costruito l’oratorio all’inizio degli anni Settanta, come risulta anche dagli atti del Primo Congresso (1984). Che sia questa la novità che ci aspetterà nella lunga vita che ha davanti a sé il nostro oratorio?

Sono quasi le quattro del pomeriggio, don Pierangelo deve essere a San Pellegrino in mezz’ora per una riunione a scuola, quindi lo ringrazio e lo saluto. Guardo ancora una volta al bellissimo panorama della Val Serina e penso che, in fondo, è proprio l’ambiente giusto per il nostro “preustù”, come affettuosamente lo ricordano tanti urgnanesi. A presto don!

Gianluigi Radavelli

I commenti sono chiusi.