2 capitolo : 1948 – 61 Don Gianni Carminati

Don Gianni con don Romano Terzi nel cantiere dell’oratorio (anno 1948).Claudio Villa insieme a don Gianni dopo uno spettacolo al Cinema CagnolaDon Gianni con la squadra di calcio dell’oratorio (anno 1951).La festa di San Giovanni Bosco con la statua del Santo appena acquistata (anno 1957).La prima foto di don Gianni come direttore dell’oratorio (anno 1948).La predica di don Gianni alla celebrazione del 40° dell’oratorio (maggio 1988).

Prosegue il nostro viaggio nel tempo, nei 60 anni dell’oratorio di Urgnano, rivissuti attraverso i racconti dei sacerdoti che lo hanno guidato. Dopo il doveroso ricordo dei due curati defunti, don Ubaldo e don Vincenzo, riviviamo il periodo di don Gianni Carminati, dal 1948 al 1961, rileggendo le interviste fatte in occasione del 40° e del 50° dell’oratorio e guardando quelle foto che testimoniano di un tempo ormai tanto lontano dalla nostra attuale realtà.

L’ORATORIO E DON GIANNI: VITE PARALLELE

I 60 anni dell’oratorio di Urgnano coincidono con quelli di sacerdozio di don Gianni Carminati, che nel nostro paese ha lasciato un segno profondissimo; ma non poteva essere altrimenti, visto che don Gianni è rimasto nella nostra comunità per ben 21 anni, prima come direttore dell’oratorio e successivamente come curato in Parrocchia.

Mi ricordo che, fin da piccolo, sentivo parlare i “grandi” di don Gianni, delle tante sberle prese all’oratorio, ma non con dispiacere, bensì con un bel sorriso sulla bocca, come quello di quando si parla degli scapaccioni presi dal papà, che magari adesso non c’è più e a cui vorresti dire che ora capisci quanto ti hanno fatto bene.

Ma don Gianni c’è ancora, vivo ed energico, come allora, che si gode il meritato riposo dopo il suo lungo ministero pastorale conclusi con oltre un ventennio come parroco della popolosa parrocchia di Ponte San Pietro; di noi tutti si ricorda ancora bene:

“Deve dire che è sempre una gran festa quando incontro qualche ragazzo di allora, così come ritorno sempre con piacere ad Urgnano. Mi ricordano sempre quante botte hanno preso all’oratorio, ma a quei tempi i metodi educativi erano ben diversi dagli attuali ed erano le stesse mamme a raccomandarmi di usare le maniere forti con i loro ragazzi, se lo meritavano. Così, come tante ne ho prese io dai genitori, altrettante e con gli interessi le ho ridonate agli altri. Ma erano altri tempi. Mi ricordo che il mio direttore spirituale si era messo le mani nei capelli quando aveva saputo della mia destinazione ad Urgnano, pensando ai ragazzi che avrei avuto, Eppure tra quelli che le hanno prese maggiormente alcuni hanno proprio cambiato vita e qualcuno è diventato anche sindaco!” .

Lei è arrivato nel nostro paese pochi giorni dopo la sua ordinazione sacerdotale, celebrata il 22 maggio del 1948, trovandosi quindi catapultato in una realtà molto grande che da lei si aspettava certamente molto.

“Venni chiamato ad Urgnano sabato 30 maggio 1948, invitato dal parroco don Bertocchi e sinceramente mi resi subito conto della intensa attività di quegli ultimi giorni del mese di maggio; si stavano celebrando le cerimonie di chiusura del mese mariano, che a Urgnano allora era molto sentito dalla gente, forse anche per la devozione a Maria che nella storia ha privilegiato quella terra.

Mi ricordo ancora oggi che in quella mia prima giornata feci quattro ore filate di confessionale tanto che alla sera, sdraiandomi a letto per leggere il breviario mi addormentai e al mattino seguente, risvegliandomi, mi trovai il breviario sul volto. Domenica 31 maggio celebrai la S. Messa cantata ed ho ancora davanti agli occhi mio padre, in mezzo all’assemblea, che volle farmi una sorpresa arrivando in bicicletta da Botta per vedermi in questa mia prima esperienza di sacerdote.Qualche giorno dopo venni ad abitare all’oratorio rimanendovi come direttore fino alla partenza di don Vittorio Taramelli, nel 1961; io speravo di arrivare ai 15 anni di direzione oratoriana, ma il parroco don Bertocchi insistette perché prendessi il posto in parrocchia di don Vittorio.”

Nonostante il suo entusiasmo e quello delle gente, quelli non erano degli anni facili e anche lei ha dovuto sicuramente affrontare molte difficoltà nella sua attività di curato dell’oratorio.

“La principale difficoltà è stata, senza dubbio, l’enorme carenza di strutture che si aveva a disposizione; la nostra vita di oratorio era vincolata a due sale, il Cinema Teatro e un locale adibito a riunioni, oltre chiaramente al campo di calcio. Non tralascerei neanche l’aspetto economico; basta una cifra per indicare di quanto fossero povere le entrate dell’oratorio di allora: 5.000 Lire e la maggior parte di questi soldi erano dovuti alla generosità di alcuni privati più o meno sensibili ai problemi dell’oratorio; d’altra parte bisogna anche considerare la situazione del momento, erano i primi anni del dopo-guerra, in pieno periodo di ricostruzione, di soldi non ne giravano molti e i pochi che c’erano servivano per chiudere le ferite lasciate dalla seconda guerra mondiale”.

Se consideriamo il profondo e positivo segno lasciato nei giovani di allora, che oggi sono ormai nonni, viene quasi da pensare che “si stava meglio quando si stava peggio”, perché alla mancanza di strutture corrispondeva una massiccia presenza di giovani, praticamente la totalità di quelli del paese, ed una grande disponibilità a partecipare alle attività.“Per quanto riguarda la partecipazione dei ragazzi alla catechesi, vi era sempre il massimo delle presenze, a volta si toccava il 98% di tutti i ragazzi di Urgnano ed era così anche alla S. Messa feriale delle 8; più di 200 ragazzi erano presenti ogni giorno e dopo aver celebrato la Messa, con un breve pensiero sul giorno, si conducevano in fila alle scuole elementari, era una coda interminabile” (altro che il Piedibus dei nostri giorni; n.d.r.). “Nei primi due anni dopo il mio arrivo vi fu una forte affluenza di giovani all’oratorio e molti di essi facevano parte dei vari gruppi, catechisti, cantori, azione cattolica, sportivi, teatrali e musicali.L’impostazione del mio lavoro in mezzo ai giovani era molto semplice, oggi sicuramente questo è molto diverso rispetto ad un tempo. Ricordo le innumerevoli riunioni programmate nelle sere settimanali, fino ad una per sera, e per mancanza di spazio molte volte dovevo utilizzare anche casa mia per permettere lo svolgimento di più riunioni”.Notai un calo di partecipazione con l’avvento nei bar del paese del televisore, la sera poi che veniva trasmesso il gioco “Lascia o raddoppia” era molto difficile trovare disponibilità da parte dei giovani stessi, che preferivano trovarsi nei bar per vedere la televisione.” Sembra preistoria, oggi la televisione c’è praticamente in ogni stanza, la si può vedere anche sul telefonino, ma non cambia il senso del rapporto tra i giovani ed il mondo, che è sicuramente influenzato dai mass-media ma è sempre determinato dalla formazione ricevuta e dai valori nei quali ci si riconosce. E un prete lo sa bene…“Certo che se un tempo io dovevo andare nei bar per trovare i giovani, oggi un curato dovrebbe frequentare discoteche, birrerie e chissà quali altri posti. Però ho sempre nutrito una gran fiducia nei giovani e credo che anche oggi, quelli che si impegnano nelle attività, lo fanno con grande dedizione e serietà, e quindi il loro impegno produrrà certamente dei buoni frutti”.Tra le molteplici attività che si svolgevano all’oratorio in quegli anni si deve ricordare anche la nascita della festa di S. Giovanni Bosco, la cui statua, quella stessa che utilizziamo ancora oggi, fu acquistata nel 1957, come ben ricorda don Gianni:“Oltre ai tanti gruppi già citati, in oratorio c’erano anche attività culturali, e al primo posto metterei la compagnia teatrale, una compagnia molto affiatata ed affermata; spesso effettuavamo recite in vari paesi della bergamasca raccogliendo un discreto successo. In oratorio vi era anche una orchestrina, il cui locale per le prove era il sottopalco del vecchio cinema Cagnola.L’attività che però meglio ricordo è la nascita della festa di S. Giovanni Bosco; tale festa venne istituita per la prima volta dopo il mio arrivo ad Urgnano e sostituì la festa della gioventù che era realizzata con scarso interesse in occasione di S. Luigi.Solo verso il 1957 però si riuscì ad acquistare la statua di don Bosco e da allora la cerimonia fu completata in ogni suo particolare.Non va pure dimenticata la stesura del primo volantino informativo sull’oratorio, una specie di giornalino; lo stampavamo con un vecchio ciclostile a mano e su di esso venivano pubblicate le notizie ed i fatti dell’oratorio di allora.”Dopo i 13 anni all’oratorio maschile, lei rimase in Parrocchia con un altro incarico, passando il testimone a don Vincenzo; come riuscì a gestire questo passaggio senza “condizionare” l’azione del suo successore, tenendo conto anche dell’apprezzamento e dell’affetto da lei conquistato tra i giovani del paese?“Don Bertocchi nel 1961, dopo la partenza di don Vittorio Taramelli, mi invitò a seguire l’oratorio femminile. Oggi assistiamo ad un oratorio unico e quindi frequentato da ragazzi e ragazze, ma un tempo vi era distinzione tra oratorio maschile e femminile e, ad Urgnano, questo era collocato nella scuola materna.I primi tempi non furono facili, i giovani erano molto affezionati alla mia presenza, ma io volli mettere le cose subito in chiaro e far capire loro che ora il mio impegno in seno alla comunità era mutato e che loro dovevano impegnarsi al fianco di don Vincenzo.Per quanto mi riguarda, debbo dire che anche all’oratorio femminile trovai un valido gruppo di giovani ragazze che si prestavano all’insegnamento della catechesi, ed il merito chiaramente di questo era dovuto alla forte attenzione che don Vittorio prima di me aveva loro riservato.”Dopo 21 anni trascorsi in un paese, avrà sicuramente tantissimi ricordi, quali in particolare?“Di ricordi ne avrei veramente molti, ad esempio, mi ritorna in mente l’enorme conflitto, se così possiamo definirlo, tra il cinema Cagnola e il cinema Italia; entrambi infatti facevano a gara e il sottoscritto era in prima linea per accaparrarsi il maggior numero di spettatori, non vi dico poi la guerra dei films e la caccia presso i noleggiatori del tempo per portarsi a casa le pellicole più in voga del momento.Vi fu anche una specie di guerra per il prezzo del biglietto pià basso; mi ricordo una sera di inizio estate quando al cinema Cagnola erano in programma due films al prezzo di 50 Lire, stavo cenando quando sentii la macchina pubblicitaria del cinema Italia che annunciava la proiezione nella stessa sera di 2 films al prezzo di 30 Lire; lasciai finire il giro alla macchina del cinema Italia e poi partii con la macchina del mio parroco munita di trombe, annunciando alla più non posso la proiezione dei due films al Cagnola, nella stessa sera, gratuitamente! Non vi dico la reazione da parte del cinema Italia, ma d’altra parte una lezione di questo tipo era da lungo tempo che mi bazzicava in mente, e così la attuai.”Che tipo questo don Gianni! Ecco perché ancora oggi in tanti lo ricordano con grande ed immutato affetto; grazie alla sua energica guida il nostro oratorio è cresciuto nei suoi primi 13 anni, quelli che per un bambino sono gli anni della formazione e dell’educazione (e se la pianta cresce storta, sono guai, perché non la si raddrizza più!) e che per il nostro oratorio sono stati gli anni importanti, nei quali sono state poste le solide basi che lo hanno portato fino ai nostri giorni, baluardo, speriamo inespugnabile, della crescita umana e, soprattutto, cristiana dei ragazzi di Urgnano in un mondo che cambia, non sempre in bene, purtroppo.Le figure di sacerdoti come don Gianni insegnano a tutti a guardare avanti con serenità e con fede, senza spaventarsi di fronte alle difficoltà, seminando con gioia in attesa che i frutti maturino anche se, magari, non saremo noi a raccoglierli.Gianluigi Radavelli

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